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lunedì 31 ottobre 2011

Minestra "a la montanara"

 Questa è una ricetta tipica della cucina vicentina e assolutamente di stagione. Ovviamente come per quasi tutte le ricette ve ne sono molte versioni, questa è una delle tante. 
L'importante è che lingrediente principale, cioè la verza, sia tenera e che la minestra si presenti né troppo liquida né troppo densa.

Ingredienti per 4 persone:
Riso vialone nano 150gr
1 piccola carota
1 piccola cipolla
1 costa sedano
4-5 gambi prezzemolo
1 piccola verza (o mezza grande)
1 spicchio d'aglio
Burro
Olio d'oliva
Grana grattuggiato
Brodo di pollo 1,25l
4 salsicce (luganeghe)
sale e pepe

Variazioni personali: non ho messo burro, non ho usato il brodo di pollo ma solo acqua.

Si può mangiare anche senza salsicce.

Tagliate a pezzettini, grossi quanto un chicco di granturco la cipolla, il sedano e la carota.
Tritare invece finemente i gambi di prezzemolo con lo spiccchio d'aglio e tagliate a listarelle sottili la verza liberata dal duro torsolo.

Mettere in una casseruola cipolla, sedano e carota e il trito di prezzemolo e aglio aggiungere 3 cucchiaiate di olio e 30 gr di burro. Fate soffriggere dolcemente per 5 minuti, poi unite la verza, mescolare e coprire dopo aver leggermente salato il tutto.


Lasciare cuocere dolcemente per 45 minuti circa, unendo acqua di tanto in tanto perchè non si attacchi.
Variazione personale: ho aggiunto acqua e cotto in pentola a pressione per 20-25 minuti per veloccizzare.

A questo punto si dovrebbe portare a bollore il brodo e tuffarvi il riso e tutte le verdure con il loro intingolo.
Dopo 5 minuti di ebollizione si aggiungono le salsicce intere, una macinata di pepe e si finisce di cuocere.

A cottura ultimata, tiogliere da fuoco, aggiungere 4 cucchiaiate di grana e servire ciascun piatto con una luganega (salsiccia) al centro.

Variazioni personali: ho lessato a parte in abbondante acqua le salsicce così si sono sgrassate, poi ho tolto la pelle e le ho spezzettate dentro la minestra. Non avendo il brodo ho messo più acqua nelle verze in cottura e poi vi ho cucinato il riso assieme.

Buon appetito!

sabato 29 ottobre 2011

Muretti a secco e paesaggio

Arrampicarsi dritti su per il bosco e ogni 10 metri, a volte anche meno trovare un muretto a secco ormai quasi tutto crollato e coperto di vegetazione. Farsi largo tra arbusti, ramaglie, rovi, alberi spezzati, caduti.... E immaginare come doveva essere stato il paesaggio un tempo.

Voltare le spalle al monte ed immaginare di vedere la valle là in fondo, guardarsi attorno e vedersi circondati da prati sfalciati, animali nei pascoli, campi coltivati su ogni terrazzamento di terra fra un muretto e l'altro.

L'abbandono delle coltivazioni in pochi decenni hanno trasformato i declivi coltivati in fittissimo e disordinato bosco ceduo.

Ho chiesto a Christian: "che mi dici dei muretti a secco?"

La risposta è stata: 
"Basta, ti spaccano la schiena... Sollevi pietre, le giri e le rigiri... E' come fare un puzzle, solo con le tessere molto più pesanti..."
"Però poi, se hai fatto un buon lavoro, è una soddisfazione...."

 



Curiosità: qui da noi in dialetto il muretto a secco che delimita praticamente tutte le zone rurali e chiamato "masiera".

Sono convinta che le vecchie masiere in piedi anche da un secolo siano un patrimonio importante, da conservare e proteggere e mi dispiace quando vedo che vengono sostituite da muri di cemento.
Cercando in rete ho trovato che masiera è un termine geografico del Bellunese (Veneto) per indicare frane postglaciali (dette anche rovine) :forse il termine deriva proprio da questo significato.

E voi avete qualcosa da raccontarmi in merito?



giovedì 27 ottobre 2011

Nel bosco sfaccettature d'Autunno

In tutta la mia vita credo che l'Autunno non mi sia mai piaciuto così tanto come quest'anno.

Con il sole...










e la prossima volta anche con la pioggia...


venerdì 21 ottobre 2011

Marmellata di mele alle erbe aromatiche

Il  melo quest'anno ci ha regalato un bel carico di frutti, quattro belle cassette, e pensare che volevamo tagliarlo perché troppo vecchio!

Vi lascio la ricetta per la marmellata di mele con erbe aromatiche.

La cosa bella è che le nostre mele sono veramente prive di qualsiasi veleno e inquinante chimico nocivo.
Mi sono limitata a potare il melo in Primavera e quindi si possono mangiare così, con la buccia appena raccolte:  è una bella sensazione di libertà!


Ricetta per 4 vasetti da 250gr
1,2 kg di mele circa
1 kg di zucchero
1-2 limoni
erbe aromatiche fresche: salvia, rosmarino, melissa, menta o altre a piacere.

Nel mio caso ho duplicato le quantità di mele però ho diminuito la quantità di zucchero.

Tagliare a pezzetti le mele e metterle in una pentola capiente.
Io ho tenuto la buccia dato che sono mele biologiche al 100%
Spremere e aggiungere il succo dei limoni.


Mettere sul fuoco e quando inizieranno ad ammorbidirsi aggiungere lo zucchero.
Tenere sempre mescolato e regolare il calore.
Cuocere fino al raggiungimento della consistenza desiderata.
Eventualmente si può passare un po' di frullatore ad immersione per ridurre i pezzi in modo da ottenere una marmellata più "cremosa".


Nel frattempo prepariamo i vasetti precedentemente sterilizzati in acqua bollente e fatti asciugare all'aria.
Metteremo sul fondo di ogni vasetto le erbette aromatiche per tipo oppure  mescolate a seconda dei gusti.


Quando la marmellata è pronta invasare ancora bollente, tappare e far raffreddare i vasetti capovolti e avvolti in un canovaccio per creare il sottovuoto: importante per la conservazione.
La marmellata prenderà l'aroma e il profumo dell'erba aromatica a cui l'abbiamo accompagnata, più o meno delicatamente a seconda del tipo. 

Buona a merenda e a colazione ma anche accompagnata ai formaggi!
 

martedì 18 ottobre 2011

Il simbolo di Halloween

Il simbolo di Halloween per eccellenza è una zucca vuota, su cui viene intagliata una faccia grottesca. Questa usanza ha origini dal folklore irlandese e trae spunto da una leggenda che ha come protagonista un fannullone, ubriacone con un brutto caratteraccio chiamato Stingy Jack.

"Una notte di Halloween dopo l'ennesima sbronza gli apparve il Demonio intenzionato ad impossessarsi della sua anima.
Come ultimo desiderio, chiese al Diavolo di farsi l'ultimo goccetto, ma non avendo denaro gli chiese di trasformarsi in una moneta da 6 pences.
Non appena Jack ebbe fra le sue mani la moneta la ripose nel suo portafoglio sul quale aveva ricamata una croce.
Irrimediabilmente imprigionato il Diavolo accetto la richiesta di Jack di posticipare di un anno la sua morte.
L'anno successivo la stessa notte il Diavolo si ripresentò e Jack allora gli propose una scommessa: "Scommettiamo che se sali su un albero poi non riuscirai più a scendere?", il diavolo sorrise a salì su un albero, svelto Jack incise sul tronco una croce. Strinse un patto, avrebbe cancellato la croce se il Diavolo non lo avesse più tentato.
Un anno dopo Jack morì.
Quando bussò alla porta del Paradiso gi venne risposto che non avrebbe potuto entrare a causa della sua vita piena di peccati e nefandezze. Giunto all'Inferno anche il Diavolo gli negò di entrare per essersi preso gioco di lui.
Tuttavia gli regalò un tizzone ardente per vagare lungo il limbo oscuro.
Jack s'ingegnò per far durare a lungo la fiammella mettendo il tizzone dentro una rapa vuota.
Da allora nella notte di ognissanti è possibile vedere la fiammella di Jack che vaga alla ricerca della strada."

Nella leggenda di parla di rapa e non di zucca perchè così era. Quando però Irlandesi emigrarono in America, per le carestie in patria, trovarono questo grosso frutto arancione che meglio si prestava a questa realizzazione.

La parola Halloween
Deriva dall'anglosassone e di origine cattolica, probabilmente, è una contrazione della frase "All Hallows Eve" cioè la notte di Ognissanti festeggiata il 31 ottobre, dove "Eve" sta per vigilia e "Hallow" parola arcaica inglese significa santo.

La festa di Halloween
I celti credevano che la notte del 31 ottobre gli spiriti erranti delle persone morte durante l'anno tornassero in cerca di un corpo da possedere perciò spegnevano i fuochi nelle case oppure si travestivano mostruosamente per spaventare gli spiriti. Anche i romani fecero proprie queste pratiche Celtiche ma ne rimase solo la pratica del travestimento.

Dolcetto o scherzetto?
Questa tradizione, invece non è di origine Celtica ma Europea forse del nono sec. d.C. , chiamata in inglese "souling" elemosinare anima. I primi Cristiani il 2 Novembre vagavano di villaggio in villaggio elemosinando pane d'anima (pane quadrato con uvetta) e più pane ricevevano più preghiere promettevano ai defunti delle famiglie donanti.
Al tempo infatti si credeva che le anime dei defunti rimanessero, per un certo tempo, nel limbo e che tante preghiere, soprattutto di estranei, agevolassero il passaggio in Paradiso.

Che dire, un gran bel mix di tradizioni e pratiche, religiose e pagane assieme, che si sono fuse e trasformate nel tempo!

Girovagando in rete di legge che i Cristiani di oggi rifiutano e scoraggiano la partecipazione alla festa Halloween perchè legata al culto dei morti e dell'oscuro, incoraggiando l'interessamento al misterioso, demoniaco e soprannaturale.

Da parte mia, odio la classica commercializzazione che se ne fa, attraverso i soliti strumenti mediatici. Un sacco di spazzatura viene prodotta per un solo giorno dell'anno. Anche io, sono sincera, ne sono stata vittima comprando una zucchetta di plastica qualche anno fa.
Adesso mi limito al divertimento di intagliare una zucca vera, quando me la regalano o riesco a coltivarla, di cui mi mangio la polpa in risotto.
La metto fuori per decoro e perchè no anche un pò per esorcismo.
E voi?



Booooo!!! Paura?


lunedì 17 ottobre 2011

Frutti d'Autunno

L'albero delle noci qui da noi in dialetto si chiama "nogara" e quest'anno le nostre nogare ci hanno donato dei frutti particolarmente sani e in buona quantità.
In famiglia amiamo in modo particolare questo dono dell'Autunno.
Quindi abbiamo fatto scorta per la stagione fredda, che è ormai giunta.
Sulla nostra tavola è abitudine a fine pasto portare a tavola una bella ciotola di legno piena di noci e nocciole, con tanto di martelletto in legno per rompere i gusci che racchiudono tanta bontà. E in quell'occasione va in scena in classico teatrino in cui senti:

" Attento agli occhi"
" Batti piano con quel martello"
" Fai andare i gusci in giro per tutta la stanza, poi spazzi tu eh..."
" Ehi vuoi accecarmi? "
" Ci sono noci e noccioline in giro per tutta la stanza "
...


Per me, la raccolta delle noci è un evento che segna emotivamente l'inizio della stagione autunnale, spesso si comincia a raccogliere ancora vestiti di maniche e pantaloni corti e si continua, poi, quasi in giacca a vento, come quest'anno.
E' inoltre, una buona occasione per passare qualche ora all'aria aperta e per fare una bella passeggiata.



Se si raccolgono fresche, ancora nel loro bel guscio verde, si dovrebbero sbucciare subito cosicché rimangano belle pulite, altrimenti il mallo marcendo e seccandosi si attacca alla noce: oltre a essere molto difficile poi da togliere le noci risultano nere e brutte (ma son buone comunque) e se non abbiamo con noi un paio di guanti avremo nere anche le mani per un bel pò di tempo.
Purtroppo mi risulta che le noci in commercio vengono sbiancate chimicamente per essere rese belle per la vendita. Non sono riuscita a trovare un regolamento generale in merito. Ci sono delle leggi regionali, se poi sono estere proprio non so.


L'albero del noce andrebbe tradizionalmente "battuto" (bacchiatura) cioè percosso con delle lunghe pertiche di legno per far cadere la noce, ancora dentro il suo bell'involucro verde, raccolta e "sgusciata" in tempi brevi.
A volte il tempo viene in soccorso con qualche giornata di vento.
Precedentemente, si taglia l'erba sotto gli alberi per facilitare la raccolta.
Poi si mettono ad asciugare-seccare e "stagionare" per qualche tempo in un posto asciutto ma abbastanza ventilato. Se ben seccate dureranno a lungo, anche un anno.

Inoltre, "tre noci al giorno" o poco più, fanno davvero bene, non è solo un detto.
E' dimostrato che donano importanti benefici a livello cardiovascolare, contengono i grassi quelli buoni e vitamine importanti.

Direi che se qualcuno, come al solito, non esagera con le scorpacciate anche per quest'anno siamo a posto!

venerdì 14 ottobre 2011

Ciao bis-nonna Maria...

Ieri mattina ci hai lasciati, il tuo cuore si è fermato e domattina ti saluteremo per l'ultima volta.
Era tanto che eri ammalata ma eri forte e sei stata presente con noi fino all'ultimo.
Per quanto si possa essere preparati non si è mai pronti a questo tipo di addii.
Ti ricorderemo sempre con tanto affetto per tutto quello che hai rappresentato e tutto quello che ci hai dato.

Un forte abbraccio alla cara Maria
che non stava in pace se non ti dava qualcosa da portare a casa,
un uovo,
un grappolo d'uva,
sempre paura che i suoi nipoti e nipotini, per caso, morissero di fame...
Lei, che di notte non si dimenticava di ricordarti nelle sue preghiere
e non dormiva se ti sapeva in viaggio,
un pò brontolona ma gran simpaticona,
un bel viso rotondo e un morbido corpo da circondare,
mi facevi ridere quando, alle feste in famiglia, mi vedevi con la macchina fotografica e
ti preoccupavi di essere in ordine prima di essere ripresa,
sempre pronta a raccontare come si faceva quella cosa, ai tuoi tempi, una volta,
gran chiacchierona e chi ti fermava più quando iniziavi a parlare?
Anche quando ti mancava il respiro...

Ciao Maria!

mercoledì 12 ottobre 2011

Aglio carino

Oggi vi voglio raccontare dell'aglio selvatico nello specifico dell' Allium carinatum pulchellum, che, da quanto risulta dalle mie ricerche, è quello che vedete nelle foto.
Il nome Allium è latino e deriva da una parola di origine celtica "all" che significa "pungente", "caldo" : ovviamente tutti possiamo immaginare il perchè...
L'epiteto latino pulchellum significa invece bello oppure un pò bello o abbastanza bello.


E' una pianta erbacea perenne a bulbo semplice che può raggiungere l'altezza di 40-60 cm.
Le foglie sono filiformi tipo canule.

Il fiore è defininito un'ombrella bulbillifera e ne possiamo ammirare la fioritura fino a Settembre.
Cresce anche fino a 1500 mt, nei prati incolti, anche su terreni aridi, calcarei e in zone in mezz'ombra nel bosco come dove lo abbiamo incontrato noi, in una delle nostre esplorazioni.
E' diffuso in tutta Italia tranne, sembra, in Puglia, Valle d'Aosta, Sicilia e Sardegna.


 Tutte le parti della pianta sono commestibili e possono essere utilizzate in cucina.
Come tutti tipi di aglio di questa specie ha proprietò antisettiche, antibatteriche, vermifughe, stimolanti, digestive ed espettoranti.
Immagino che tutti lo conoscano, anche se non per esperienza diretta, come arma nella lotta ai vermi (quelli intestinali).
Antica usanza in tempi passati era quella di indossare o far indossare una bella collana di aglio intrecciato (quello classico) per far fuggire i vermi.





Quindi abbiamo trovato un'altra erba commestibile ed abbastanza comune durante i nostri vagabondaggi in giro per i boschi.
E la nostra "capretta" (qui sotto)  non poteva certo esimersi dal sgranocchiare la nuova erbetta, a suo dire anche più buona delle more di rovo. Insomma ne ha fatto una piccola scorpacciata. Direi che il rischio vermi dovrebbe essere scongiurato. Voi che dite?
Un pò meno piacevole invece il profumo che usciva dalla sua boccuccia più tardi...


giovedì 6 ottobre 2011

Semplicemente pane

Non siamo mai stati forti consumatori di pane, a casa dei nostri rispettivi genitori era consuetudine farselo portare a casa dal fornaio, fresco, ogni giorno.
Sinceramente ci abbiamo anche pensato, però nel condominio dove risiediamo nessuno lo fa, inoltre ci vorrebbe una cassetta per il pane in comune e qui siamo 20 appartamenti, servirebbe un box extra large e immaginate, purtroppo,  che confusione, litigi ecc...Evitiamo.
Così, generalmente, ne acquistiamo un pò di più e lo congeliamo.


Tempo libero permettendo però, ho scoperto il piacere di fare il pane in casa.
L'ultima ricetta che ho sperimentato con successo è questa qui sotto.
A volte capita che la pasta non lieviti bene però il pane si mangia comunque anche se risulta più duro e pesante. A colazione va bene anche così!



TEMPO DI REALIZZAZIONE: 20minuti + 1 ora e 30 di lievitazione + 1 ora di cottura
800gr farina   2/3 di grano tenero e 1/3 di integrale
45g lievito di birra o secco
1 cucchiaino di miele
latte (facoltativo)
1cucchiaio olio (facoltativo)
1,5 cucchiaini di di sale

Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida insieme al miele,


a parte sciogliere anche il sale in poca acqua,


unire entrambi alla farina, impastare


aggiungere acqua quanta basta per  ottenere un impasto soffice che si stacchi facilmente dalle dita, continuare ad impastare almeno 15 minuti... Questa è la parte più difficile...
.
..
...
 
Dare al panetto la forma desiderata, oppure tagliare in panetti più piccoli a piacere.
Porre l'impasto in una teglia unta con olio e un velo farina.
Effettuare 3 tagli incrociati sull'impasto.
Lasciare lievitare 1 ora e mezza.





Quando manca poco accendiamo il forno per portarlo alla temperatura di  200°.

Infornare e cuocere 1 ora.

Dopo i primi 15 minuti abbassare la temperatura a 190°

Sentite che profumo?  Buon appetito!



lunedì 3 ottobre 2011

Pensavo di essere sola...

Un pomeriggio di Agosto, verso le 17.00, ero da sola nel campo per qualche lavoretto nell'orto,
o meglio credevo di essere sola, perchè quando ho alzato lo sguardo, ho visto che c'era qualcuno, poco lontano, altrettanto immerso nei suoi affari.

Ripensandoci ho realizzato che non si è mai da soli in mezzo alla Natura, è l'egocentrismo umano che porta ad escludere gli altri esseri viventi dall'ambiente in cui ci collochiamo e viviamo e ci abituiamo a considerarli come parte del paesaggio e non come co-abitanti di diritto del nostro mondo.





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