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martedì 15 maggio 2012

Un'esperienza di decrescita

Questa mattina ho ricevuto una mail da un amico del G.a.s. riportante questo:

Testimonianza di Manu, s-t-u-p-e-n-d-a!!!


La decrescita felice, che non sembra facile
E' passato un anno. Esattamente un anno fa sceglievo una strada strana, 
ombrosa per la maggior parte delle persone che conosco, luminosissima per me... 
Quella della Decrescita Felice.


Quando dici in giro che vuoi lasciare il lavoro, un posto fisso vicino a casa, 
dove sei rispettata e stimata, ti guardano tutti come se una pericolosa 
malattia ti avesse cotto il cervello e non fossi più in grado di ragionare.
"Ma come? Di questi tempi? Sei sicura di quello che fai?" .


Sì, sicura. 



Avevo 40 anni, marito operaio, due bambini e un mutuo da 750 euro al mese per 
la casa da estinguere, ancora in piedi per un anno. 
E due possibilità: continuare a passare 8 ore al giorno chiusa in una scatola 
rumorosa e afosa a fare un lavoro che non sopportavo più, 
per portare a casa 1000 euro al mese, oppure ridisegnare il nostro modo di 
vivere, impegnando il mio tempo a studiare e inventare strategie possibili per 
decimare le spese famigliari e a imparare l'abc dell'autoproduzione in ogni 
ambito della vita.


La seconda!


Con me, mio marito, senza il cui appoggio non sarebbe stato possibile fare 
nulla.
E poi i bimbi. Sinceramente la spinta vera, il motivo principale, sono stati i 
bambini. 
Adesso sono alla Scuola Primaria, per qualche anno mi cercheranno ancora, per 
i giochi, le risate, le confidenze, gli abbracci. 
Poi prenderanno il volo, come giusto che sia, ritornando al nido solo per una 
carezza ogni tanto. 
Non volevo perdermi questi anni. Non volevo arrivare fra 5 anni ad avere 
(magari già speso!) qualche migliaio di euro in più, 
e il rimpianto di non aver vissuto l'infanzia dei miei figli.
Gliene abbiamo parlato, spiegandone bene le conseguenze;
perché avere la mamma a casa sempre, in questo caso, vuol dire anche 
rinunciare al cinema o alla pizza, alle vacanze al mare, vuol dire tenere i 
pattini vecchi per un altro anno, e lo zaino della scuola per altri 2 e 
rimandare il corso di batteria a chissà quando.
Anche a loro è stato chiesto il voto. 


Non ci hanno pensato un secondo. Meglio la mamma a casa (e lo scrivo, lo 
ammetto, con orgoglio.. ^_^).


Ora, dopo un anno, posso provare a tirare un po' di somme.
Lo scoglio principale, quello che ti mette addosso paura, sono i soldi.
Il solito cancro. 
Ormai siamo talmente abituati a considerarli un vero valore,
che è difficile cambiare approccio. Siamo convinti che senza soldi non si 
possa far nulla.
Vero: non si può far nulla, ma solo di quello che il sistema ti propone.
Aldilà dell'imperante linea consumistica che ci hanno inculcato, esiste un 
modo totalmente contrario di stare al mondo. 
Tutto quello che ci viene sbattuto in faccia come indispensabile 
in realtà ha il peso di un granello di sabbia per la qualità della nostra 
vita. Pensateci: sono 4 o 5 le cose che hanno veramente valore: avere degli 
affetti da amare, del cibo per sfamarci,
un posto caldo e asciutto dove ripararci, un po' di buona salute e uno 
spicchio di Natura intorno. 


Tutto il resto è un bisogno indotto.


La macchina bella, 5 paia di stivali, l'ultimo notebook, le mutande firmate, 
gli integratori, la liposuzione, la piega dal parrucchiere una volta la 
settimana e milioni di altri bisogni indotti.
Si può fare senza. Si sta meglio senza.


Il mio cappotto ha 15 anni. Alla fine di ogni inverno mi dico che con i saldi 
ne prenderò un altro. Poi lo guardo e penso che è ancora un rispettabilissimo 
cappottino, carino e confortevole. 
Davvero me ne serve un altro? No. 
Davvero le persone che parlando con me, pensano al fatto che ho un cappotto 
vecchio di 15 anni e mi compatiscono in silenzio, sono le persone di cui devo 
tener conto nella mia vita?? NO.


Questo discorso per me vale per il 90% delle cose con cui siamo abituati a 
vivere nel quotidiano. 
Per carità, molte di queste cose, sono belle, funzionali, comode, 
dimostrazione dell'ingegno umano e della sua arte.
Ma lontane da quelli che sono i nostri reali bisogni. O, almeno, da quelli che 
sono i miei bisogni.


IL mio bisogno è vivere in armonia con i tempi della natura, riprendere i 
contatti.
Il mio bisogno è impastare il pane e la pasta, sono le torte con la mia 
marmellata con la frutta del mio albero.
Il mio bisogno è abbassare la schiena x trapiantare pomodori o raccogliere 
patate.
Il mio bisogno sono le passeggiate con il cane e i bambini nel bosco dopo la 
scuola, a ri-segnare i sentieri che nessuno usa più.


Mentre respiro. respiro sole ed aria, e risate e leggerezza. Il mio spirito 
respira. 
Perché vivere a contatto con la natura il più possibile, ci aiuta a stare bene 
con noi stessi, ci riporta alla meraviglia del mondo e a quanto siamo fortunati 
a poterlo vivere.


Bisogna scegliere di tornar a contatto con la natura. 
Anche a piccoli passi, ma bisogna sceglierlo. Si sta subito meglio. Ma 
subito!! :)


La Decrescita è un mondo di piccoli piaceri: soprattutto abbassare la schiena, 
coltivare, cioè l'aspetto dai molteplici vantaggi!
L'autoproduzione di verdure e frutta e la loro trasformazione sono 
fondamentali; per l'economia domestica, perché ti riportano ai ritmi naturali 
dell'essere umano, ti offrono doni preziosi, sani, colorati e buonissimi, che 
ti preservano da molti mali. Cibo e Pace. 


Ovviamente sono vegetariana, tendente al veganesimo, quindi compro quasi solo 
cereali, oltre alla parte di verdura che non riesco a produrre e che prendo a 
km O.


Ecco, il cibo. Ne mangiamo troppo e cattivo, a tanto tanto caro.
Qui la decrescita dà il suo meglio secondo me. 
Perché in decrescita si mangia cibo buono. E lo si paga di meno. Come?
Si produce!! E si cucina!!!


Basta un orticello e la rivoluzione è già fatta a metà.
L'altra metà la si fa in cucina; evitando come la peste i prodotti pronti, 
partendo dalle materie prime per ogni piatto,
cercando di ottimizzare le cotture e imparando che bastano tre o quattro 
ingredienti a pasto per nutrirci come si deve e non 20!!


Chiaro che vivere vicino alla natura è una delle condizioni per decrescere.
La natura ci accudisce e ci sostiene, e senza di essa nulla potremmo.


L'autoproduzione in tutti i campi possibili è l'altra base del "piano" di 
decrescita.
Oltre al cibo, si fanno detersivi, cosmetici e tutta una serie di lavori di 
riciclo e riuso, che ci permettono di abbattere i costi quotidiani. Diciamo 
che se ho bisogno di un'altalena... Di certo non sarà di plastica colorata con 
il disegno di Superman, trovata nell'ultimo maestoso centro commerciale, ma 
solo un'asse di legno o un copertone vecchio legato con una corda alla quercia 
vicino al bosco.
E poi... i fili. Uncinetto, ferri, ago... Si torna a rattoppare, a chiudere 
buchi, a fare i maglioni come una volta.
Senza buttare. Senza sprecare.
Sì, non ho un soldo. Poveraccia?? Io credo Ricchissima. 
Niente soldi, ma tempo libero, ritmi lenti, aria pulita, mani di terra ed 
energia verde che scorre dentro. 


A tutti quelli che sognano la decrescita, ma sono spaventati 
dall'intraprendere questa strada dico:
è un percorso non facile, certo. Soprattutto perché ci si deve scontrare con 
la retorica delle nostre abitudini, e il pensiero comune, che sembra avere 
nella difesa dell'accumulo di beni il suo scopo primario.
Si viene guardati un po' di sottecchi all'inizio. Si passa per matti (e questo 
è un aspetto che amoooo! i matti sono avanti!). 
Poi, quando salta loro agli occhi che è possibile, vedi tutte queste persone 
con una lampadina accesa sopra la testa che ti guardano
chiedendoti consigli, assorbendo ogni informazione come una spugna, che 
aspettano qualcuno che gli indichi la via, la partenza, pensi che basterebbe 
veramente poco perché tutti si rendano conto che esiste un'altra scelta, perché 
in fondo tutti sappiamo che il nostro modo di vivere ci sta uccidendo e sta 
divorando il pianeta e che non si può continuare così.


Provate la decrescita.
Magari non è facile.
Magari si fa fatica.
Magari ci si innamora della persona che diventiamo quando freniamo un po'. 
La decrescita ti mette il sorriso.
Ti porta sul sole andata e ritorno.


La decrescita ci salverà.
Salverà noi, i nostri figli, il pianeta e 
i suoi abitanti. 
W la decrescita, venite con me!! 


(Manu)

18 commenti:

  1. grazie della condivisione. sono sulla buona strada e tutte le testimonianze positive mi incitano a proseguire! che bella condivisione denise!

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  2. Ho rinunciato ad un contratto a tempo indeterminato 3 anni fà, per una serie di circostanze, di cui non mi sono mai pentita: adesso lavoro ancora, ma in meno e più vicino a casa: Perchè non smetto totalmente, malgrado la nuova presenza di un orto, della bicicletta, dell'uncinetto e del pane fatto in casa?
    Perchè ancora ci sono troppe spese fisse, e ripeto fisse, non parlo di videogiochi, telefoni e compagnia cantando perfettamente inutili!
    Il discorso è troppo lungo, ci sono tante sfaccettature e quando le persone coinvolte non sono più bambini ma adolescenti il discorso può cambiare; malgrado io mi vesta con grande successo al mercatino dell'usato, malgrado io stessa produca composizioni da vendere o regalare, malgrado io stessa preferisca la bicletta alla macchina, quando possibile, ammetto che in alcuni casi, da molto semplice, possa diventare alquanto complicato. fr

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  3. anch'io ti ringrazio della condivisione, mi hai riportato alla mia scelta di decrescita di 20 anni fa ormai, non me ne sono mai pentita...

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  4. Un'esperienza davvero toccante... mi dico che tutto questo è troppo difficile, eppure è possibile! Grazie per averla fatta leggere anche noi, fa davvero riflettere...
    Buona giornata

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  5. Molto bello ,veramente.Mi faccio e ti faccio di conseguenza una domanda,ma il marito?voglio dire e assolutamente senza retorica,tu hai smesso di lavorare per dedicarti a tutto ciò,ma lui stà ancora lavorando come operaio?immagino che se è così faccia molte ore,quindi per lui non vale molto il discorso decrescita per migliorare tutti i bell'aspetti della vita come è successo a te,o sbaglio?dico tutto ciò non per critica ma perché anch'io ho molto tempo libero da investire nel tuo stesso modo,ma mio marito deve lavorare per mantenere una famiglia di 5 persone e spesso questa cosa mi fa pure sentire in colpa!

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    1. Scusa Mamma Michela ma in questo post, forse non hai letto bene, non si parla di me, non sono io la persona che racconta. Ho solo condiviso un'esperienza da cui trarre spunti e per creare occasione di discussione. Personalmente io lavoro tanto quanto mio marito al momento, cioè tempo pieno. Sono molti gli interrogativi che anche io mi pongo di fronte ad una scelta come quella che racconta Manu. Anche io mi sono chiesta le stesse cose che riporti tu ed anche tante altre. Io sono per la Decrescita ma ognuno deve adattarla alla sua personale posizione e possibilità (vedi anche l'esperienza commentata sopra da FastiFloreali), anche perchè siamo influenzati dall'intero sistema che quasi ci impone certi stili di vita. E' difficile cambiare, ci vuole tempo. A presto! Un saluto da Denise.

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  6. Michela, secondo me è ovvio che il marito sia d'accordo e com'è scritto nella lettera. Si, il marito sta mantenendo 5 persone, ma di comune accordo hanno rinunciato a tanti oggetti e un presunto benessere dato dai soldi che in fondo non era così importante, se dopo un anno leggiamo parole tanto felici. Immagina il marito, che torna a casa dopo ore di lavoro e trova una moglie felice e figli altrettanto sereni: per me questo vale molto più dell'auto, delle vacanze alle maldive con il mutuo, pc nuovo e notti insonni per capire dove cavolo va a finire lo stipendio. Risparmiano moltissimo e spendono meno di quando lavoravano in due, quindi credo sul serio che siano entrambi soddisfatti della scelta. Non c'è bisogno -come si crede- che uno dei due debba essere un manager in Ferrari per permettere all'altro di stare a casa.Quelle sono mogli che passano il tempo tra manicure e negozi di Gucci, e persone da mantenere, mentre in questo caso ognuno dei coniugi a modo suo, fa la sua parte ed aiuta nel bilancio famigliare. Il senso di colpa quindi è annullato, perché la moglie lavora tanto e come lui, ma dentro le mura di casa e nell'orto.

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  7. Sono un marito che lavora molto, ma orgoglisamente posso dire di aver fatto crescere i miei figli dalla loro madre ...che non è poco!!

    Certo non sono operaio, non ho uno stipendio di un operaio, ma leggermente superiore. Potevo avere di più se dicevo a mia moglie di andare a lavorare invece di stare a casa. I mie figli sono cresciuti con la loro madre non con la nonna o la tata, i valori cambiano.

    Quando saranno autosufficienti mi darò completamente alla decrescita, basta lavoro che ti prende la vita, la vita è un'altra cosa.

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    1. Ti ringrazio per la tua testimonianza della parte di famiglia che lavora fuori casa. ;-)

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  8. Molto bella questa testimonianza.
    Condivido anche io l'idea che ogni famiglia che decresce lo fa a modo suo, seguendo i propri ritmi, i bisogni, le possibilità e le capacità: non esiste un modo uguale per tutti.
    Un punto delicato rimane per me il discorso figli adolescenti, molto delicato, difficile trovare un equilibrio che non li faccia sentire disadattati in un momento di vita così delicato, ma nello stesso tempo tenga ben a fuoco gli ideali di sobrietà. E' utile frequentare altre famiglie con gli stessi intenti, fa sentire meno soli e diversi i ragazzi, ma l'impatto con il sistema per loro è forte.
    Incoraggiante leggere tanto entusiasmo, bisognerebbe parlarne di più!
    Buona giornata

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    1. Non immaginavo questi "problemi" con gli adolescenti, ma guardandomi indietro mi accorgo di aver vissuto anche io certe sensazioni di inferiorità per chi aveva più beni materiali di me quando ero una teen, pur non mancandomi niente, a volte mi sentivo inferiore e solo adesso mi rendo conto di quanto quelle "cose" non valessero niente. E' vero è un periodo difficile, proprio per questo come dici tu insieme si dovrebbe lavorare perchè i giovani guardassero al sistema con occhi diversi, è vero se ne dovrebbe parlare di più! Grazie!

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  9. ne avevo sentito parlare... ma poco ne sapevo, grazie per la condivisione!

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  10. Che lettera meravigliosa!
    Io sono appena all'inizio di questo lungo cammino, per il momento ho ancora bisogno di lavorare, la mia casa in campagna è ormai pronta, ma ci sono ancora tante cose da pagare oltre al mutuo...
    Il mio sogno è coltivare il mio orto e crescere i figli che verranno...
    ce la farò, ne sono sicura... e sarà bellissimo. Complimenti a tutte le persone che condividono con noi la gioia della decrescita, credo sia davvero utile sentire di persone che "ce l'hanno fatta", aiuta a non mollare, a non perdere di vista l'obbiettivo e ti fanno capire che non sei sola, a cercare la giusta via.

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  11. Che bella questa lettera... penso al mio orto, al mio frutteto, alla scelta che ho fatto di venire a vivere qui e mi sento sulla buona strada. Di lasciare il mio lavoro ancora non ho cuore, ma avverrà anche questo, prima o poi, ne sono certa.
    Grazie per avere condiviso con noi questa bella lettera.
    Un bacio
    Francesca

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  12. Bella scelta, consapevole e politica, fatta probabilmente con un compagno con cui si condividono questi principi...negli anni sessanta e settanta la scelta controcorrente delle donne era opposta, si andava a lavorare fuori casa per la parità, per non essere dipendenti. La scelta di Manu è bella, coraggiosa, condivisibile, ma è una delle scelte possibili, un po' elitaria, perchè non dimentichiamoci che la donna rimane a rischio di ritrovarsi senza compagno e senza lavoro, senza un'adeguata garanzia di pensione nella vecchiaia...bello stare con i figli, ma questi sono anche dei padri e l'ideale secondo me sarebbe condividere la cura da dedicare ad essi; la donna magari realizza meglio la propria vita nel lavoro...credo comunque che ogni scelta fatta con amore e consapevolezza, per un ideale in cui si crede, sia quella giusta.

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    1. Condivido, condivido, sarebbe bello lavorare tutti un pò meno, stare con la famiglia un pò di più, essere tutti più contenti di avere un pò meno in senso materiale ma grandi ricchezze in amore e condivisione con la famiglia e gli altri. Utopie? Io ho speranza nel futuro delle nuove generazioni, qualcosa dovrà pur cambiare.

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  13. Una cosa che mi ha colpito quando ho iniziato a sentire parlare di Decrescita è proprio il concetto di lavoro, sì perché lavoro è anche piantare pomodori o fare un maglione con i ferri. Il lavoro non è per forza quello che si misura col PIL. Ma oggi, se non fai crescere il PIL, se non spendi e non fai girare l'economia diventi colpevole di contribuire a far aumentare la crisi...
    Il problema è che dovevamo fermarci prima, prima di ritrovarci dipendenti dal consumo e da consumare...
    E allora, viva i cappotti di 15 anni e i tricicli trovati in soffitta :-)

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